Il testo seguente, leggermente ampliato, rappresenta il mio contributo al dibattito che ha avuto luogo in questi giorni su Linkedin su un verbo giapponese che, secondo la maggior parte dei traduttori che ha preso parte al dibattito, risulta intraducibile non solo in spagnolo, ma anche in molte altre lingue. Questo verbo significa ‘morire per eccesso di lavoro’ o ‘morire per il troppo lavoro’. Cerco di far comprendere che il concetto di ‘intraducibilità’ vede la propria origine in una concezione errata e infantile del concetto di traduzione.

Che idea abbiamo di cosa significhi tradurre? Tradurre sempre parola per parola, così nel caso in cui nella lingua di arrivo non esista una parola perfettamente identica alla lingua di partenza, non è possibile tradurre quella parola? Ciò da origine alle traduzioni maccheroniche che vengono fatte dall’inglese dove, ad esempio, se non traduciamo ‘naif patient’ con ‘paziente naif’ non vi è altra traduzione, dal momento che la frase “paziente che non è stato precedentemente sottoposto a chemioterapia’ non viene considerata una traduzione. Perchè non viene considerata una traduzione il tradurre “rispondere’ con ‘paziente che risponde (o rispose, in base al contesto) al trattamento’? Viene considerata una traduzione solamente il termine “rispondente’? Questa è una concezione infantile ed estremamente sbagliata della traduzione. Si tratta, fortunatamente, di un’idea errata che viene applicata solo alla coppia linguistica inglese-spagnolo, ma la questione si sta estendendo anche alla lingua giapponese. Se il verbo giapponese X significa ‘morire per il troppo lavoro’ (= ‘morire per eccesso di lavoro’), la traduzione corretta è proprio questa. Perchè viene quindi considerato intraducibile? Se traduco: “Il Sig. Yamamoto morì per eccesso di lavoro, secondo quando stabilito dai medici che lo presero in cura”, si tratta di una cattiva traduzione? A me sembra una traduzione molto buona.

L’intraducibile non esiste.Esiste però una concezione errata (e infantile) della traduzione. Concezione che non si è mai vista prima nella storia della traduzione, che equivarrebbe a dire nella storia della scrittura, per lo meno tra i professionisti e, se esiste oggi, ciò è dovuto alla funzione di lingua Amo svolta dall’inglese. Il fatto di tradurre in circostanze in cui l’elemento dominante è la brutale interferenza dell’inglese nello spagnolo e nelle altre lingue di arrivo, fa in modo che il traduttore consideri una traduzione il tradurre ciascuna parola inglese con una corrispondente spagnola e, quando ciò non è possibile, ricorra al calco basandosi sull’inglese. Il risultato è una traduzione insoddisfacente, ma ciò non importa, dal momento che si è ottenuto quanto si cercava: una parola inglese = una parola spagnola e, in questo modo, la traduzione assomiglia il più possibile alla versione inglese, che sarebbe poi l’obiettivo finale del traduttore. Possiamo affermare, senza alcuna esagerazione, che attualmente, per lo meno nell’ambito dei linguaggi specialistici, dall’inglese non si traduce, si copia, il che è nettamente differente.

 

Fonte: http://cienciaytraduccion.blogspot.com.es/2014/06/lo-intraducible-no-existe.html

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